Il corso dei fiumi emissari Syr e Amu Darya è stato deviato per consentire l'irrigazione delle piantagioni di cotone. Ma nel frattempo avveniva lo scempio.

  

 

Ecco come, nel tempo, a partire dai primi anni '60 a seguito del prosciugamento, si è ridotto il Lago di Aral. La sua estensione è diminuita del 50%, il suo volume del 75%, il livello si è abbassato di circa 20 metri, la costa è arretrata di 150 Km lasciando a secco porti e comunità tra cui Moynak.

  

Bisognava contrastare gli odiati Stati Uniti. Mosca ordinò più cotone e con questo espresse la condanna a morte per il Lago di Aral. Almeno nei primi anni la produzione dei batuffoli crebbe davvero, al punto che tutta l'area divenne un imponente e invidiabile impianto monocolturale: un vero vanto per l'Urss.

Per le popolazioni del luogo però il tempo di festeggiare non c'è stato. Anzi. La produzione del cotone divenne presto molto scadente e nel frattempo la maggiore quantità d'acqua necessaria per l'irrigazione delle piantagioni aveva prosciugato il Lago di Aral rendendone una parte un autentico deserto. Desertificazione a parte, la regione fa i conti con l'inquinamento del suolo, dell'aria e dell'acqua potabile causato dalle migliaia di tonnellate di pesticidi usati nei campi. Quello di Aral è uno scempio che ha fatto ammalare e morire una parte della popolazione.

Per portare l'acqua nei campi di cotone i pianificatori sovietici crearono una rete di canali e sbarramenti lungo il corso dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, i principali affluenti del mare d'Aral. Il previsto incremento della produzione di cotone dovuto all' irrigazione intensiva non si è realizzato per la progressiva salinizzazione del suolo e l'inefficienza di un sistema in cui il 50% dell'acqua evaporava o si sprecava prima di raggiungere i campi a causa delle canalizzazioni a cielo aperto e spesse volte scavate nel terreno. I campi si ricoprirono piuttosto da uno strato biancastro fatto da una mistura tossica di sale, defolianti e fertilizzanti con cui i pianificatori sovietici ritenevano di incrementare le quote di raccolto.

La spirale del disastro ecologico era ormai innescata: Tra il 1960 ed il 1980 l'area irrigata aumentò solo del 20%, ma raddoppiò la quantità d'acqua necessaria prelevata dai fiumi. Mentre il Lago si prosciugava, le spiagge si ritiravano, i porti con i pescherecci che un tempo portavano a riva una quantità eccezionale di pesce, restavano a secco. Contestualmente sulla regione imperversavano sempre più spesso tempeste di sabbia miscelata alle sostanze chimiche usate in agricoltura. La rovina dell'ecosistema e la desertificazione hanno causato modifiche al clima. Aral Sea agiva come termoregolatore, mitigando l'effetto dei venti siberiani d'inverno e delle alte temperature estive. Nel corso degli anni le piogge sono diminuite di dieci volte, l'inverno è divenuto più freddo, l'estate più torrida, il grado salino del del Mare d'Aral è aumentato di tre volte e delle 25 specie di pesce presenti ne sopravvivono solo due o tre.