LAGGIU' LA GENTE MUORE COME MOSCHE
IMPRESSIONANTI I DATI SULLA MORTALITA', DECIMATE ANCHE LE SPECIE ANIMALI

 
 

Non usano mezzi termini i medici in servizio nel fatiscente Ospedale di Nukus. “Qui – dicono – la gente muore come mosche”. La verità è che la zona detiene paurosi primati a causa del terribile elenco di malattie: il sale, la polvere e i residui dei pesticidi usati nei campi che finiscono pure nell’acqua sono alla base dell’elevato tasso di mortalità annuo che raggiungerebbe 100 persone ogni 1000 abitanti. Secondo alcuni dati di Medici senza frontiere, che proprio tra Nukus e Moinaq ha un quartier generale, in Asia Centrale si registrano le peggiori condizioni sanitarie del pianeta e considerato che pure l’acqua è inquinata, tutta la catena alimentare risulta compromessa.

Su 700.000 donne residenti  il 97% soffre di anemia: rispetto a cinquanta anni fa la percentuale è aumentata di cinque volte.
La mortalità infantile è di circa l’80 per mille, contro una media italiana dell’8 per mille. I casi di cancro al fegato sono aumentati del 200%, quelli di tumore alla gola del 25%, mentre la tubercolosi e altre malattie dell'apparato respiratorio hanno raggiunto livelli incontrollabili. La scarsità dell'acqua potabile (che comunque passa prima dagli sterminati campi di cotone) ha determinato tifo, paratifo e dissenteria.

Le indicibili sofferenze umane non sono le sole. La stoltezza relativa al dirottamento dei fiumi e alla desertificazione della zona ha fatto si che delle 173 specie di animali che vivevano nei dintorni del Lago di Aral ne sopravvivano poco più di 30. L'inaridimento ha sconquassato l'habitat in cui vivevano l'antilope saiga e il raro onagro selvatico dell'Asia. La flora e la fauna dei Fiumi Syr Darya e Amu Darya non è più la stessa; le foreste si sono ridotte; in ciò che è rimasto del lago di Aral ci sono pochi pesci a causa dell'aumento della salinità. Eppoi c'è l'Isola di Vozrozhdenia: secondo gli abitanti del luogo il sito - in cui sembra i sovietici sperimentassero armi batteriologiche e chimiche - avrebbe causato fino agli anni '80 la morte di tantissime persone.

Cosa fare per risolvere questo dramma? I Governi locali dormono e solo le organizzazioni internazionali potrebbero fare qualcosa.  Esiste infatti l’International Aral Sea Rehabilitation Fund con il compito di promuovere progetti per recupero ambientale e il miglioramento delle condizioni di vita della gente.  Questi volontari però temono che finito il tempo delle denunce e delle segnalazioni, tutto sprofondi nell’indifferenza. Proprio quello di cui Aral non ha bisogno.